Un pesce che cosa può conoscere veramente se non l’acqua in cui è stato immerso per tutta la vita? Albert Einstein

Da sempre l’alimentazione è uno dei fattori che concorrono alla salute e all’equilibrio psicofisico dell’uomo. Per intere epoche della storia e ancora oggi,in buona parte del mondo, l’uomo ha dovuto e deve faticosamente ricercare un adeguato e sufficiente apporto di calorie e di sostanze nutritive. Nel mondo occidentale oggi, al contrario, l’alimentazione presenta problemi di eccesso; mai come ora la medicina ha individuato nella quantità di cibo elementi di rischio per malattie dovendo introdurre consigli limitativi.

Ne sono direttamente implicate proprio le patologie più comuni tra le quali quelle cardiovascolari, degenerative e neoplastiche.

L’industrializzazione delle preparazioni alimentari ha inoltre introdotto cambiamenti nelle abitudini delle popolazioni così drastici e importanti, tali da non concedere un adattamento della fisiologia umana, che richiederebbe millenni per assorbire evolutivamente quanto è avvenuto in pochi anni e per tale motivo si parla di discordanza evolutiva.

Per quanto riguarda le neoplasie, oggetto dell’articolo di questo mese, rimangono sicuramente aperte molte domande circa i  fattori eziologici, ma è pur vero che esistono molti punti fermi circa fattori di rischio certi o probabili. Su questi ci vogliamo soffermare

Da tempo è noto che il cancro non è una malattia singola, piuttosto rappresenta un gruppo di patologie derivanti in parte da alterazioni del genoma a carico di specifiche classi di geni deputati al controllo della crescita e del comportamento cellulare, ed in parte da interazioni tra tali modificazioni genetiche e lo stress cellulare derivato da determinati fattori, ambientali e di stile di vita, tra cui la dieta. Questo insieme di patologie sono caratterizzate dalla crescita cellulare incontrollata, svincolata dai normali meccanismi di controllo dell’organismo.

Secondo la recente teoria “Teoria di campo dell’organizzazione dei tessuti” (TOFT=Tissue Organization Field Theory) il cancro è una patologia di un intero tessuto ed è la risultante del venir meno di segnali inibitori provenienti dal tessuto di sostegno sottostante. I tessuti sono organizzati sulla base di veri e propri “rapporti sociali” la cui perdita porta all’insorgenza dell’evento neoplastico. Da ciò risulta che affinchè un tumore maligno esordisca, si sviluppi e colonizzi a distanza deve trovare un ambiente favorevole in cui possa prosperare E’ questo il microambiente tumorale che è ricco di ROS (Reactive Oxigen Species), mediatori dell’infiammazione, cellule del sistema immunitario, ormoni, fattori di crescita e di sopravvivenza, la maggior parte dei quali sono attivati da cellule mesenchimali e infiammatorie. Il microambiente, di conseguenza, diventa elemento fondamentale nella cancerogenesi ed una cellula trasformata non prolifera, nè acquisisce carattere invasivo e metastatico se il microambiente circostante non è favorevole e non si sviluppano nuovi vasi (neoangiogenesi).

Cosa fare per bloccare lo sviluppo di tali cellule?

Da quanto detto sopra potremmo:

  • Potenziare le difese immunitarie
  • Ridurre la produzione di fattori di crescita
  • Ostacolare la formazione dei vasi sanguigni
  • Ridurre lo stato infiammatorio

E’ vero che la letteratura scientifica è complessa.ma studi recenti dimostrano che non possiamo più fare la guerra alle cellule tumorali senza tenere conto dell’ambiente in cui evolvono.

Se prendiamo in considerazione questa equazione: CANCRO= A+B+C

 A è rappresentata dalla predisposizione genetica

 B è costituita da tutti i fattori di rischio conosciuti (come le abitudini di vita tra le quali quelle alimentari)

 C è rappresentato dall’epigenetica

L’epigenetica ci conferma che non siamo prigionieri dei geni che ereditiamo e con i quali nasciamo., bensì i nostri geni ricevono dei comandi dall’ambiente esterno grazie a delle “antenne” situate sulla membrane cellulare. Una persona può nascere con un DNA “vergine” cioè con un rischio di cancro pari a zero, ma se espone le sue cellule a cattive condizioni ambientali (insano stile di vita, cattive abitudini alimentari) potrebbero avvenire dei cambiamenti epigenetici. Si parla quindi di FATTORI AMBIENTALI che controllano l’espressione genetica individuale. Il risultato finale è un cambiamento nel messaggio veicolato dai geni,senza che si verifichi un cambiamento nel loro contenuto.. Ne deriva che attraverso l’intermediazione del nostro potere decisionale possiamo modificare il regime alimentare

Una sana alimentazione associata a uno stile di vita attivo rappresentano validi strumenti per la prevenzione, la gestione e il trattamento di molte malattie. Un regime dietetico adeguato ed equilibrato non solo garantisce un apporto di nutrienti ottimale, in grado di soddisfare i fabbisogni dell’organismo, ma permette anche di ricevere sostanze che svolgono un ruolo protettivo e/o preventivo nei confronti di determinate condizioni patologiche. Un numero crescente di studi sta dimostrando l'importanza di una sana alimentazione nella prevenzione del cancro. Non è facile fare calcoli precisi, ma l'American Institute for Cancer Research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa tre tumori su dieci.

  • Ci sono tumori più sensibili di altri agli effetti dell’alimentazione. La conferma viene da alcuni grandi studi, principalmente l'European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), che ha indagato sulle conseguenze per la salute delle abitudini alimentari degli europei; allo studio EPIC hanno contribuito diversi scienziati italiani, sostenuti da AIRC.
  • Tra quelli che risentono di più della quantità e della qualità dei cibi ci sono ovviamente i tumori dell'apparato gastrointestinale, e in particolare quelli dell'esofago, dello stomaco e del colon-retto: si calcola che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire mangiando meglio a tavola.
  • Importante è la scelta dei cibi anche per il tumore del fegato, organo attraverso cui passano tutte le sostanze assorbite dall'intestino, e quindi particolarmente esposto ai danni provocati da eventuali elementi cancerogeni. L'azione locale di alcune sostanze (come ad esempio l'etanolo contenuto nelle bevande alcoliche) può favorire inoltre lo sviluppo di tumori della bocca, della gola, dell'esofago e della laringe.
  • Gli studi più recenti hanno però messo in evidenza che l'azione del cibo sul rischio di cancro è molto più estesa: il tipo di alimentazione influisce infatti sullo stato di infiammazione che può predisporre a ogni forma di cancro e sull'equilibrio ormonale che può favorire od ostacolare lo sviluppo dei tumori della prostata nell'uomo e del seno, dell'ovaio e della superficie interna dell'utero, dell'endometrio, nella donna.

Possiamo inoltre aggiungere che un regime alimentare controllato attraverso la restrizione calorica, associato ad un adeguato apporto di nutrienti,alla lotta alla sindrome metabolica ed alla obesità hanno un impatto favorevole per la prevenzione di tumori maligni ad elevata incidenza.

Le cellule tumorali consumano almeno 20 volte più glucosio delle cellule normali, spesso centinaia di volte in più, e molto meno ossigeno. Non bruciano, infatti, la molecola del glucosio ossidandola in anidride carbonica e acqua, ma la scindono in due molecole di acido lattico, come fanno i muscoli quando non hanno abbastanza ossigeno, con la differenza che le cellule tumorali si comportano così anche in presenza di ossigeno. La ragione di questo comportamento è che le cellule tumorali utilizzano l’acido lattico e altri prodotti della glicolisi per costruire nuove proteine, nuovi grassi, nuove cellule. Tramite questa via producono poca energia e per tale motivo necessitano di disporre di più glucosio.

Inoltre esiste l’osservazione che certe popolazioni, fra cui gli abitanti dell’Isola giapponese di Okinawa, presentano una scarsa incidenza di malattie cardiocircolatorie e di tumori maligni. Si ritiene che la dieta frugale di queste popolazioni e la restrizione calorica possano essere fattori responsabili dell’allungamento della vita. “Hara hachibu” (Mangia sino a quando sei quasi sazio) è il detto degli anziani di Okinawa.

Gli effetti della restrizione calorica, mantenendo un apporto ottimale di nutrienti, possono essere riassunti in:

a) migliore capacità di eliminazione di cellule danneggiate e sostituzione delle stesse da parte di nuove cellule derivanti da cellule staminali;

b) maggiore protezione delle cellule sane;

c) riduzione della velocità di crescita cellulare;

d) efficiente produzione di energia per aumento dei mitocondri;

e) maggiore stabilità del genoma;

f) migliore funzionalità del sistema immunitario

Se prendiamo in considerazione la prevenzione primaria risulta che la sana alimentazione, a partire dalla gravidanza, all’infanzia, fino ad arrivare alla vita adulta insieme ad un corretto stile di vita riduce il rischio oncogeno. Una particolare attenzione è rivolta al rapporto fra nutrizione materna e sviluppo fetale a livello molecolare tenendo presente come lo stato nutrizionale materno regola l’espressione genetica fetale con conseguenze sulla vita del nascituro.

In merito all’attività fisica risulta come sia sufficiente una moderata attività aerobica (ad es. una camminata a passo svelto per trenta minuti) per ottenere benefici effetti sull’apparato muscolo-scheletrico, cardio-respiratorio, endocrino e sul sistema immunitario. Secondo studi recenti l’attività fisica influenza positivamente l’espressione genetica e modula geni correlati allo stress ossidativo ed all’infiammazione. Nella prevenzione secondaria la corretta alimentazione ed il cambiamento dello stile di vita, una volta diagnosticata una neoplasia maligna, possono contrastare la progressione tumorale, le ricadute dopo terapia e migliorare al tempo stesso la qualita’ di vita dei pazienti. Nella prevenzione terziaria una alimentazione personalizzata svolge un ruolo terapeutico complementare permettendo di ridurre le conseguenze delle terapie (ormonale, chemioterapia, radioterapia, chirurgia). Nei malati di cancro il mantenimento di erronee abitudini alimentari, il sovrappeso, la sindrome metabolica, lobesita’, l’abuso di alcol, il fumo, la vita sedentaria contribuiscono infatti al peggioramento ed alla progressione della neoplasia e comportano il rischio di ricaduta e di altre patologie fra cui quelle cardiovascolari. Le norme di prevenzione alimentare e il corretto stile di vita rappresentano di conseguenza un importante presidio terapeutico. Nei pazienti in trattamento chemioterapico per tumore del colon avanzato l’alimentazione ricca di proteine animali, grassi, cereali raffinati, zuccheri triplica il rischio di recidiva e raddoppia il rischio di morte rispetto ad una alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali integrali, etc. La dieta in prevalenza vegetariana ed il consumo di alimenti a basso indice glicemico, sono in grado di ridurre i livelli plasmatici di IGF-I e di insulina. Cibi ricchi di grassi omega-3 sono inoltre in grado di inibire l’attività dell’enzima delta-5-desaturasi che è importante per la sintesi di acido arachidonico da cui derivano ciclossigenasi e lipossigenasi che interferiscono negativamente sugli eventi tumorali. Una dieta a basso tenore di grassi, prevalentemente vegetariana e un moderato esercizio fisico determinano la riduzione del peso corporeo, della circonferenza addominale, del BMI. Si raggiunge inoltre un maggior controllo della glicemia, diminuzione del colesterolo totale, del colesterolo LDL, incremento del colesterolo HDL, diminuzione del rapporto LDL/HDL, dei trigliceridi, della pressione arteriosa, della PCR e del PSA. Sono possibili anche modificazioni dell’espressione genetica.

 

dott.ssa Sujen Benedetto

Biologa nutrizionista

 

Foto tratta dal web

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